Healthcare Innovation Executive Conference 2026: verso una sanità digitale data-driven
La sanità digitale italiana è entrata in una fase di maturità anche alla luce degli investimenti del PNRR e degli obiettivi di diffusione e utilizzo del FSE 2.0 definiti a livello nazionale. Dopo anni incentrati sulla costruzione delle infrastrutture e sulla raccolta dei dati, oggi il tema si sposta sulla capacità di rendere queste informazioni effettivamente utilizzabili nei processi di cura, in modo continuo e diffuso. Un passaggio che si inserisce nel percorso nazionale di attuazione del Fascicolo previsto dal PNRR e nel più ampio quadro europeo dello European Health Data Space (EHDS).
È questo il quadro emerso all’Healthcare Innovation Executive Conference 2026 promosso da The Innovation Group, che ha riunito istituzioni, aziende sanitarie e operatori del settore in un confronto dedicato all’evoluzione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e alla gestione del dato clinico.
Tra i partner dell’evento anche il Gruppo Maggioli, che ha partecipato alla Sessione Plenaria dedicata ai temi dell’interoperabilità e della gestione del dato clinico con il contributo di Soluzioni Integrate Maggioli. Nel corso del panel, Gino Origlia, Chief Healthcare Solutions Division di SI Maggioli, ha portato una lettura operativa del tema, a partire dall’osservazione diretta dei sistemi e dei livelli di utilizzo del Fascicolo.
«Oggi il Fascicolo Sanitario Elettronico contiene già una quantità significativa di dati, ma queste informazioni non sempre vengono utilizzate nei processi di cura – ha spiegato Origlia durante il suo intervento -. Il tema non è tecnologico, ma riguarda la progettazione dei servizi: solo quando il Fascicolo è integrato in un ecosistema operativo, il dato diventa realmente accessibile e utilizzabile; diversamente, resta un patrimonio informativo ancora inespresso. Una criticità già rilevata anche nei monitoraggi nazionali sull’adozione del FSE»
Al confronto, che ha visto la partecipazione anche di Regione Toscana e AziendaZero di Regione Calabria, sono emersi approcci e modelli differenti, che contribuiscono a delineare un panorama ancora eterogeneo per livelli di adozione e utilizzo.
I dati presentati evidenziano come, a fronte di una diffusione ormai ampia del FSE, il livello di adozione e utilizzo da parte dei cittadini resta ancora limitato, attestandosi intorno al 27%, con percentuali di consenso pari al 45%. Una media che nasconde forti differenze territoriali, con alcune regioni che superano il 60% di utilizzo e altre che restano su valori sensibilmente più bassi.
Questa disomogeneità, anche in termini di interoperabilità tra sistemi regionali, si riflette sulla possibilità di condividere e valorizzare le informazioni cliniche: in molti casi, infatti, una parte rilevante dei dati presenti nel Fascicolo non è accessibile ad altri professionisti sanitari, riducendo l’efficacia nei percorsi assistenziali.
In questo scenario, la differenza è determinata dalla presenza di servizi in grado di attivare il dato all’interno dei processi. Nei contesti in cui il Fascicolo è integrato con funzionalità operative – come prenotazioni, gestione dei percorsi e servizi al cittadino – il livello di utilizzo cresce in modo significativo; laddove resta prevalentemente un archivio documentale, il suo impatto rimane limitato.
I casi d’uso presentati durante l’intervento chiariscono in modo concreto questo passaggio. In ambito screening oncologici, settore in cui SI Maggioli ha maturato un’esperienza consolidata sviluppando soluzioni per l’integrazione tra dati clinici, processi e servizi a livello regionale, la gestione di oltre 584.000 tra inviti ed esiti evidenzia come l’integrazione tra dati e servizi consenta di attivare in modo più efficace i percorsi di prevenzione, con ricadute sull’adesione ai programmi.
Allo stesso modo, la disponibilità tempestiva di documenti clinici all’interno del Fascicolo – come referti di pronto soccorso, lettere di dimissione o il Patient Summary, basato su dati strutturati e standard condivisi a livello nazionale ed europeo come terapie, allergie e condizioni cliniche del paziente – favorisce una maggiore continuità assistenziale. In particolare nei passaggi tra diversi livelli di cura o nei contesti di emergenza, l’accesso a queste informazioni consente di attivare il dato all’interno dei processi di presa in carico del paziente. Questo si traduce in interventi più rapidi e appropriati, contribuendo a ridurre errori e duplicazioni.
Il confronto ha messo in evidenza come l’evoluzione della sanità digitale richieda oggi un cambio di prospettiva: dalla sola costruzione delle infrastrutture alla progettazione di servizi capaci di rendere i dati parte integrante dei processi. In questo percorso, l’integrazione tra sistemi e la costruzione di ecosistemi digitali rappresentano elementi chiave per abilitare un utilizzo più efficace delle informazioni e supportare l’evoluzione dei modelli di cura.
©️ Riproduzione riservata
