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11 Ottobre 2026

Competenze digitali e futuro del lavoro: più donne verso le professioni ICT

Insegnante donna analizza una visualizzazione digitale di dati e connessioni, nell’ambito delle competenze digitali e delle professioni ICT.

L’11 ottobre si celebra la Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, istituita dalle Nazioni Unite per promuovere i loro diritti e la possibilità di scegliere e costruire liberamente il proprio futuro.

Tra le opportunità che stanno ridisegnando il mondo del lavoro ci sono certamente quelle legate alla tecnologia. Sviluppo software, cybersecurity, dati, intelligenza artificiale, sistemi e progettazione di servizi digitali sono solo alcuni degli ambiti nei quali continuano a nascere e trasformarsi competenze e professionalità.

I numeri raccontano un settore in espansione. Secondo Eurostat, tra il 2015 e il 2025 il numero degli specialisti ICT nell’Unione Europea è cresciuto del 59,4%, a fronte di un incremento del 9,8% dell’occupazione complessiva. Nel 2025 erano 10,45 milioni, pari al 5% degli occupati europei. Le donne rappresentavano il 19,5% degli specialisti ICT, una quota cresciuta di tre punti percentuali rispetto al 2015.

Prima di scegliere una professione bisogna poterla immaginare: ragazze e futuro dell’ICT

Se guardiamo alle nuove generazioni, però, emerge un elemento che merita attenzione.

Nel rapporto The State of Global Teenage Career Preparation, pubblicato dall’OCSE nel 2025 sulla base dei dati PISA 2022 –  una delle più ampie indagini internazionali sulle competenze, le esperienze e le aspettative dei giovani in ambito educativo – in media nei Paesi OCSE l’11,2% dei ragazzi prevede di lavorare nell’Information Technology intorno ai 30 anni, contro appena l’1,5% delle ragazze. In Italia il divario è ancora più evidente: tra le ragazze con un progetto professionale dichiarato, meno di una su 200 immagina il proprio futuro nell’IT.

È un dato che sposta la domanda. Non si tratta soltanto di capire quante donne lavorano oggi nel digitale, ma di chiedersi quando una ragazza comincia a considerare la tecnologia come una possibilità anche per sé.

La familiarità con questi mondi può costruirsi molto prima dell’università o dell’ingresso nel mercato del lavoro: attraverso la scuola, l’orientamento, la possibilità di sperimentare strumenti e linguaggi diversi e, soprattutto, il contatto diretto con ciò che attraverso la tecnologia si può creare.

Dalla tecnologia da usare alla tecnologia da costruire

In questa direzione si muovono iniziative come Girls Code It Better, di cui come Gruppo Maggioli siamo partner, che coinvolge studentesse delle scuole secondarie in laboratori dedicati a programmazione, sviluppo di app e videogame, robotica, fabbricazione digitale e stampa 3D.

Il punto non è formare precocemente delle specialiste, ma offrire occasioni per passare dall’essere semplici utilizzatrici della tecnologia al progettarla, sperimentarla e costruirla, sviluppando insieme competenze come problem solving, creatività, collaborazione e pensiero critico.

Esperienze di questo tipo possono contribuire anche ad ampliare l’immaginario legato al lavoro tecnologico. Perché dietro la parola “ICT” non esiste una sola professione: convivono competenze tecniche, capacità progettuali e organizzative e specializzazioni che continuano a evolvere insieme alle tecnologie.

Un percorso che continua tra formazione e impresa

L’orientamento scolastico è però solo l’inizio. Rendere queste professioni realmente accessibili significa costruire una continuità tra scuola, università e mondo del lavoro.

Tirocini, Academy, percorsi di formazione specialistica, collaborazioni con università e ITS e occasioni di confronto con chi già lavora nel settore possono permettere ai giovani di conoscere professionalità diverse e misurarsi con contesti e progetti reali.

È una necessità che riguarda l’intero sistema digitale: la Commissione europea, nel Digital Decade Country Report 2026 dedicato all’Italia, individua infatti la carenza di specialisti ICT tra le debolezze strutturali del Paese e raccomanda di rafforzarne l’offerta, investendo in formazione e reskilling e aumentando in particolare la partecipazione delle donne agli studi ICT.

A confermare il bisogno di competenze arriva anche il mercato del lavoro: a gennaio 2026, secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, gli analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni risultano tra le figure intellettuali e scientifiche più difficili da reperire, con una difficoltà di reperimento del 62,7%.

Per un’impresa tecnologica, contribuire ad allargare l’accesso a queste competenze significa quindi guardare contemporaneamente a inclusione e futuro del settore. L’Unione Europea punta ad arrivare ad almeno 20 milioni di specialisti ICT entro il 2030, perseguendo allo stesso tempo una partecipazione più equilibrata tra donne e uomini.

Per raggiungere questo obiettivo serviranno nuove competenze e nuovi talenti. E forse il primo passo è proprio fare in modo che sempre più ragazze possano conoscere la tecnologia abbastanza presto da inserirla, senza stereotipi o preclusioni, tra le possibilità del proprio futuro.