Interoperabilità nella PA: dal dato condiviso al servizio integrato
Condividere un dato già disponibile, invece di richiederlo nuovamente a cittadini e imprese: è questo, in sintesi, il principio once only, letteralmente “una sola volta”. Un modello che punta a semplificare il rapporto con la Pubblica Amministrazione facendo in modo che siano i sistemi a scambiarsi le informazioni necessarie, nei casi e secondo le regole previste.
Una nuova applicazione concreta di questo principio è rappresentata, dal 2 luglio, dalla possibilità per Pubbliche Amministrazioni e gestori di servizi pubblici di accedere, attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), ai dati dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) necessari allo svolgimento delle proprie attività istituzionali.
Per cittadini e imprese significa ridurre la necessità di fornire più volte le stesse informazioni. Per le amministrazioni significa progettare servizi sempre più capaci di utilizzare dati presenti in sistemi diversi, dialogare tra loro e inserirsi in processi integrati.
Non basta più, infatti, rendere online un procedimento. Sempre più spesso un servizio digitale deve essere in grado di interagire con altre piattaforme e amministrazioni, facendo sì che la complessità tecnologica rimanga dietro le quinte e non venga trasferita sull’utente.
Il once only diventa un criterio di progettazione
Evitare che cittadini e imprese debbano comunicare più volte gli stessi dati alla Pubblica Amministrazione è la logica del once only.
L’Aggiornamento 2026 del Piano Triennale per l’informatica nella PA lo conferma tra i principi guida della trasformazione digitale e lo affianca all’approccio “interoperabile by design e by default”, o API-first. I servizi, in altre parole, devono essere progettati fin dall’origine tenendo conto della possibilità di interagire con altri sistemi.
È un passaggio rilevante soprattutto per chi sviluppa e integra soluzioni per il settore pubblico. L’interoperabilità non può essere considerata soltanto come un collegamento tecnico da realizzare a valle: entra nella progettazione dell’architettura, nella gestione del dato e, spesso, nella revisione stessa del procedimento.
Sistemi diversi, un unico processo
La PDND rappresenta uno degli snodi di questo modello. Attraverso gli e-service consente alle amministrazioni di rendere disponibili e utilizzare dati e servizi tramite API, creando un quadro comune per lo scambio delle informazioni. Il Piano Triennale individua proprio nella condivisione di e-service una delle leve per costruire quelli che definisce “processi digitali collettivi”, capaci di coinvolgere più enti all’interno dello stesso procedimento.
Il vantaggio non consiste quindi soltanto nell’evitare una richiesta al cittadino. A cambiare è il flusso complessivo: un’informazione già disponibile può essere acquisita direttamente dalla fonte competente e utilizzata all’interno del servizio nel momento in cui serve.
Naturalmente, far dialogare i sistemi richiede anche di governare ciò che avviene dietro le quinte: qualità e aggiornamento dei dati, autorizzazioni, sicurezza, responsabilità e coerenza tra informazioni provenienti da amministrazioni diverse. Non a caso il Piano richiama, accanto a quella tecnica, anche le dimensioni organizzativa, semantica e giuridica dell’interoperabilità.
Dall’integrazione alla qualità del servizio
L’accesso ai dati ANPR tramite PDND, per le finalità istituzionali dichiarate, rappresenta quindi un’applicazione concreta di un percorso più ampio.
La direzione è quella di sistemi pubblici sempre meno isolati e sempre più capaci di collaborare, facendo circolare le informazioni necessarie senza duplicarle e senza trasferire sull’utente la complessità dei rapporti tra amministrazioni.
Per chi progetta tecnologia per la PA, la sfida è proprio questa: trasformare l’integrazione tra sistemi in una componente del servizio, facendo sì che la complessità tecnologica e organizzativa rimanga dietro le quinte e che, per cittadini e imprese, il risultato sia soprattutto una maggiore semplicità.
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