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9 Gennaio 2026

Stati Generali del Digitale nella Cultura: connettere patrimoni, costruire futuri

Sala dell’Auditorium della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma durante gli Stati Generali del Digitale nella Cultura 2025, con pubblico in platea, relatori sul palco e maxi schermi dedicati alla trasformazione digitale del patrimonio culturale.

Connettere patrimoni, costruire futuri: non è stato solo il titolo degli Stati Generali del Digitale nella Cultura, ma la sintesi più efficace di una traiettoria che oggi attraversa le politiche pubbliche per il patrimonio culturale. La trasformazione digitale non riguarda più soltanto strumenti e piattaforme, ma il modo in cui conoscenza, dati e competenze vengono messi in relazione per rendere il patrimonio accessibile, comprensibile e riutilizzabile nel tempo.

Gli Stati Generali del Digitale nella Cultura, promossi dal Ministero della Cultura e dall’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturaleDigital Library accolti a Roma negli spazi della Biblioteca Nazionale Centrale, hanno rappresentato un momento di confronto e allineamento tra visione istituzionale, investimenti pubblici e pratiche operative. Non una semplice occasione di aggiornamento tecnico, ma uno spazio in cui è emersa con chiarezza la necessità di leggere il digitale come infrastruttura culturale e come scelta pubblica di lungo periodo.

A distanza di settimane, ciò che resta è un disegno leggibile: il digitale come condizione abilitante per l’accesso alla conoscenza e per la costruzione di un ecosistema nazionale dei dati culturali, capace di superare frammentazioni storiche e discontinuità operative.

Dal digitale come progetto al digitale come infrastruttura pubblica

Uno dei messaggi più forti emersi dal confronto riguarda il superamento di una visione della digitalizzazione come somma di progetti o archivi isolati. Il patrimonio culturale digitale prende valore quando i dati sono pensati come parte di un sistema pubblico condiviso, in grado di sostenere nel tempo tutela, ricerca, valorizzazione e fruizione.

L’accesso diventa così un obiettivo centrale delle politiche culturali, non un effetto collaterale dell’innovazione tecnologica.

Il ruolo della regia istituzionale e la scelta strategica del PNRR

Questo approccio trova una regia chiara nel ruolo svolto dalla Digital Library del Ministero della Cultura, chiamata a coordinare standard, modelli e infrastrutture per la digitalizzazione del patrimonio culturale nazionale. Una funzione che guarda oltre il singolo intervento e che lavora alla costruzione di un ecosistema integrato dei dati culturali, in dialogo con le politiche europee e con gli spazi comuni della conoscenza.

In questo quadro, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato una scelta strategica decisiva. L’investimento pubblico sulla digitalizzazione risponde alla necessità di garantire continuità, affidabilità e accesso nel tempo a un patrimonio che, senza dati strutturati e condivisi, rischierebbe di restare invisibile o frammentato. Il PNRR ha consentito un salto di scala, non solo quantitativo ma qualitativo, superando la logica degli interventi episodici e ponendo le basi per una trasformazione sistemica.

Dai cantieri alla costruzione di un ecosistema dei dati culturali

È all’interno di questo disegno pubblico che si collocano anche i 31 cantieri di digitalizzazione avviati e gestiti da Soluzioni Integrate Maggioli e Maggioli Cultura e Turismo, che nel solo 2025 hanno portato alla digitalizzazione di 1 milione di risorse culturali. Un contributo operativo che non va letto come risultato isolato, ma come parte di una strategia nazionale orientata alla qualità del dato, alla sua interoperabilità e al suo utilizzo come base per politiche di accesso, studio e valorizzazione del patrimonio.

Nel corso degli Stati Generali, i momenti di confronto dedicati all’ecosistema ECOMIC hanno reso evidente la necessità di superare la logica dei silos e di lavorare su infrastrutture capaci di mettere in relazione dati, istituzioni e servizi. Non una piattaforma fine a se stessa, ma un ambiente di connessione che mira a rendere i dati effettivamente utilizzabili per la ricerca, la valorizzazione e l’accesso alla conoscenza.

Accesso alla conoscenza e sostenibilità del lavoro quotidiano

Accanto alle grandi infrastrutture e ai cantieri, dal confronto è emerso con forza un nodo spesso meno visibile ma decisivo: la sostenibilità della trasformazione digitale nel lavoro quotidiano delle istituzioni culturali. Senza strumenti coerenti con gli standard nazionali e capaci di semplificare i processi di catalogazione e gestione del patrimonio, il rischio è che la digitalizzazione resti astratta o discontinua.

L’attenzione si sposta quindi su dispositivi operativi che permettono a musei e luoghi della cultura di lavorare su dati affidabili, tracciabili e interoperabili, garantendo continuità nel tempo e qualità informativa. È in questo spazio, tra strategia nazionale e pratica quotidiana, che si misura la reale efficacia del digitale applicato alla cultura.

Tecnologie, competenze, responsabilità

Le tecnologie più avanzate, incluse le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, sono state richiamate più volte nel corso degli Stati Generali, ma sempre all’interno di un messaggio chiaro: non rappresentano una scorciatoia. Il loro valore dipende dal contesto culturale e istituzionale in cui vengono inserite e dalla capacità di generare conoscenza e di rendere fruibile il patrimonio, non solo di produrre dati.

Trasversalmente, è emersa la centralità delle competenze. La trasformazione digitale del patrimonio culturale richiede profili capaci di tenere insieme conoscenza dei beni, tecnologie, gestione dei dati e responsabilità pubblica. Una sfida che coinvolge istituzioni culturali, università e sistemi di formazione, e che richiede una visione di lungo periodo.

In questo contesto, Soluzioni Integrate Maggioli e Maggioli Cultura e Turismo, in qualità di partner degli Stati Generali del Digitale nella Cultura, hanno portato al confronto le esperienze maturate nella gestione operativa di processi di digitalizzazione complessi, in dialogo con il quadro strategico del Ministero della Cultura e della Digital Library.

«Negli ultimi anni abbiamo imparato che digitalizzare non significa accumulare dati, ma renderli leggibili, coerenti e utili nel tempo. È questo passaggio che determina il valore pubblico del digitale nella cultura», osserva Laura Criscuolo, Chief at Cultural Heritage Division di Soluzioni Integrate Maggioli.

La sfida oggi non è più se digitalizzare, ma come trasformare il digitale in conoscenza condivisa. È su questa capacità di mettere in relazione patrimonio, dati e persone che si misura oggi il contributo dell’Italia alla dimensione culturale europea.